MedFocus.it

Correlazioni in Medicina



Carcinoma a cellule renali localmente avanzato o metastatico: potenziale della combinazione Atezolizumab, un immunoterapico, e Bevacizumab, un antiangiogenico, come prima linea in pazienti non-trattati


IMmotion150 è il primo studio clinico randomizzato disegnato per valutare la combinazione di Atezolizumab ( Tecentriq ) e Bevacizumab ( Avastin ) nel trattamento di prima linea del carcinoma a cellule renali localmente avanzato o metastatico.

I dati di IMmotion150, presentati al Genitourinary Cancers Symposium 2017, hanno dimostrato che l’immunoterapico Atezolizumab e l’antiangiogenico Bevacizumab possono essere combinati con un profilo di sicurezza gestibile.
Incoraggianti anche i risultati relativi all’efficacia della combinazione rispetto a Sunitinib ( terapia standard [ Sutent ] ) nei pazienti con un’aumentata espressione della proteina PD-L1.

Nello studio di fase II IMmotion150, i pazienti con carcinoma a cellule renali localmente avanzato o metastatico ( mRCC ), non-trattato in precedenza, sono stati assegnati ad Atezolizumab associato a Bevacizumab, Atezolizumab in monoterapia o a Sunitinib in monoterapia.

I dati hanno dimostrato che nei pazienti con aumentata espressione di PD-L1 trattati con Atezolizumab più Bevacizumab, il rischio di peggioramento della malattia o di decesso ( PFS ) si è ridotto del 36% rispetto ai soggetti trattati con Sunitinib in monoterapia ( PFS mediana: 14.7 vs 7.8 mesi; hazard ratio, HR= 0.64; IC al 95%: 0.38-1.08 ).

Nella popolazione intention-to-treat ( ITT ) non si è osservato un vantaggio significativo in termini di sopravvivenza libera da progressione rispetto a Sunitinib ( PFS mediana: 11.7 vs 8.4 mesi; HR = 1.00; IC al 95%: 0.69-1.45 ).

La durata mediana della risposta ( DoR ) non è ancora stata raggiunta dopo 20.7 mesi di follow-up nei diversi bracci di trattamento.

Gli eventi avversi nel braccio Atezolizumab più Bevacizumab erano paragonabili a quelli osservati nei precedenti studi con i singoli farmaci.

IMmotion150 è uno studio internazionale di fase II randomizzato, multicentrico, in aperto, volto a valutare l’efficacia e la sicurezza di Atezolizumab più Bevacizumab ( braccio A ), Atezolizumab in monoterapia ( braccio B ) o Sunitinib in monoterapia ( braccio C ) in 305 pazienti con carcinoma a cellule renali localmente avanzato o metastatico, non precedentemente trattati.
Ai pazienti inseriti nel braccio A è stato somministrato Atezolizumab per via endovenosa alla dose di 1200 mg ogni 3 settimane più Bevacizumab per via endovenosa alla dose di 15 mg fino a progressione della malattia o a perdita del beneficio clinico.
Ai pazienti nel braccio B è stato somministrato Atezolizumab in monoterapia ( fino a progressione della malattia o perdita del beneficio clinico ) e ai pazienti nel braccio C è stato somministrato Sunitinib per via orale alla dose di 50 mg al giorno per 4 settimane seguite da 2 settimane di pausa fino a progressione della malattia.

L’endpoint co-primario era la sopravvivenza libera da progressione secondo i criteri RECIST v.1.1 valutata da un Comitato di revisione indipendente ( IRF – Independent Review Facility ) in tutti i pazienti randomizzati ( popolazione ITT ) e nel sottogruppo selezionato per espressione di PD-L1 ( IC1/2/3 ).
L’espressione di PD-L1 è stata valutata sulle cellule immunitarie ( IC ) infiltranti il tumore tramite un test sperimentale di immunoistochimica ( IHC ) basato sull’anticorpo SP142 sviluppato da Roche Tissue Diagnostics.
Gli endpoint secondari erano il tasso di risposta globale e la durata mediana della risposta valutati dall’IRF, la sopravvivenza libera da progressione, il tasso di risposta globale, la durata mediana della risposta e la sicurezza valutati dallo sperimentatore, e la sopravvivenza globale. ( Xagena2017 )

Fonte: Roche, 2017

Onco2017 Uro2017 Nefro2017 Farma2017

Altri articoli