MedFocus.it

Correlazioni in Medicina



Natalizumab: il rischio di leucoencefalopatia multifocale progressiva è di 1 su 1000 pazienti trattati


La leucoencefalopatia progressiva multifocale si è presentata in 3 pazienti trattati con Natalizumab ( Tysabri ), un anticorpo monoclonale anti-integrina alfa-4.

E’ stato condotto uno studio per valutare l’incidenza della leucoencefalopatia progressiva multifocale durante trattamento con Natalizumab.

I Ricercatori, coordinati da Eugene O Major del National Institute of Neurological Disorder and Stroke dei NIH, hanno arruolato i pazienti che avevano partecipato agli studi clinici ed erano stati trattati con Natalizumab per la sclerosi multipla, la malattia di Crohn o per l’artrite reumatoide.

Dei 3417 pazienti che avevano ricevuto Natalizumab mentre partecipavano a studi clinici, il 91% ( n = 3116 ) dei pazienti che era stato esposto al farmaco mediamente per 17.9 mesi è stato valutato per la leucoencefalopatia multifocale progressiva.

Un totale di 44 pazienti sono stati studiati approfondimenti per la presenza di segni clinici di possibile leucoencefalopatia multifocale progressiva, per anomalie alla risonanza magnetica per immagini ( MRI ), o per un alto carico virale plasmatico del virus JC.
Nessun paziente ha mostrato livelli rilevabili di DNA del virus JC nel liquido cerebrospinale.

La leucoencefalopatia multifocale progressiva è stata esclusa in 43 dei 44 pazienti, ma potrebbe essersi sviluppata in un paziente affetto da sclerosi multipla e progressione della malattia neurologica, di cui non erano disponibili i dati degli esami del liquido cerebrospinale e le analisi MRI nel corso del periodo osservazionale.

Una dettagliata analisi per l’individuazione di possibili casi di leucoencefalopatia multifocale progressiva nei pazienti esposti al Natalizumab non ha trovato nessun nuovo caso ed ha indicato che il rischio di leucoencefalopatia multifocale progressiva è di circa 1 paziente su 1000 trattati con l’anticorpo monoclonale anti-integrina alfa-4 in un periodo medio di 17.9 mesi.
Il rischio associato a trattamenti con Natalizumab più prolungati non è noto. ( Xagena2006 )

Yousry TA et al, N Engl J Med 2006; 354: 924-933


Neuro2006 Farma2006

Altri articoli